Visualizzazione post con etichetta Funk. Mostra tutti i post
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Impulse Records - AS9188 -?/69
- Stick 'Em Up
- Abstract
- I Got It Bad (And That Ain't Good)
- What Would It Be Without You
- Un Croque Monsieur (Poem: For Losers)
The Freewheelin’ Groover ha già incontrato Shepp nel post su Chico Hamilton (vedi post) sull' album “The Dealer” dove il sassofonista era una guest star , “For The Losers” è invece un disco solista di Shepp uscito nel 1969.
E’ un disco un “anomalo” nella discografia di quella leggenda del Jazz che è il sassofonista Archie Shepp.
Nato in Florida nel 1937, cresciuto a Philadelphia si dedica alla carriera musicale dopo aver abbandonato la recitazione. Suona con Don Cherry nei New York Contemporary Five ad inizio anni sessanta, poi è discepolo del pianista Cecil Taylor.
Diventa poi amico e collaboratore di John Coltrane, partecipa a “Four for Trane” e diventa insieme allo stesso Coltrane uno dei musicisti di punta del Free jazz newyorkese e non solo.
Shepp inizia ad incidere per la Impulse Records, con il passare degni anni la sua musica si arricchisce di elementi Afrocentrici prima e ad inizio anni settanta si concentra sulla battaglia civile per i diritti dei neri afroamericani.
Nel 1967 pubblica “Magic of Ju-ju “ dove l’Africa e la sua musica sono un elemento predominante.
Si avvicina al soul e r’n’b con “Black Gypsie” (1969), ma soprattutto con “For the Loosers”.
L’lp come detto forse è il più standard fino ad allora della discografia di Shepp ed è imbevuto di ottimo soul ed r’n’b,
Inciso per la Impulse con i musicisti della scuderia dell' etichetta come Leon Thomas, Mel Brown, Cedar Walton, John Chamber e molti altri. Il disco è un bellissimo esempio di come un grandissimo musicista Free jazz si cimenti nel r’n’b .
Quattro brani sul lato A ed unico brano presente sul lato B.
I brani del A side sono 4 perfetti esempi di incontro ravvicinato tra il free jazz e la musica nera popolare di fine anni sessanta.
Il brano di apertura “Stick ‘em up” è un brano vocale (voce Leon e Sasha Thomas) in gioiso stile r’n’b, cosi come il super dance , con un basso super ritmico e un sax che la fa da padrone, “Abstract”.
Ancora ritmo in puro stile errebì per “I Got It Bad (And That Ain't Good)”.
Dopo brani molto r’n’b troviamo lo standard jazz vocale (con alla voce Chinalin Sharpe) di “What Would It Be Without You”.
Come detto sul lato B un unico brano “Un Croque Monsieur (Poem: For Losers)” – in questo periodo Shepp viveva tra gli States e Parigi quindi il titolo era un riferimento alla sua permanenza in Francia – che è una esplosione di r’n’b, protofunk, free jazz e armonie africane. Ottimo.
Il disco è un ottimo lavoro per potersi avvicinare alla musica di Shepp, ottimo per chi è un amante del r’n’b e vuole conoscere un musicsta free jazz e ottimo per chi ascolta il free jazz e vuole avvicinarsi al r’n’b.
Shepp incise ancora un disco leggermente più standard (non nei contenuti dei testi, molto "radicali") ”Attica Blues" nel 1972, continuò poi a registrare e a sperimentare fino ai giorni nostri, registrando e partecipando a circa un centinaio di dischi. Fino al 2000 è stato anche docente di musica e storia della musica all' università del Massachussetts.
E’ una leggenda del jazz.
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| Foto della label della mia copia in vinile di AS9188 |
Archie Shepp - "Abstract"- (sample)
Soul Record- SS713 - ?/69
- Cloud Nine
- Runnin' Out
- Didn't You Know (You'd Have To Cry Sometime)
- (I Know) I'm Losing You
- The Nitty Gritty
- Ain't No Sun Since You've Been Gone
- All I Could Do Was Cry
- Keep An Eye
- Got Myself A Good Man
- It's Summer
- The Stranger
- I Want Him To Say It Again
Una casa discografica fondamentale, con artisti geniali che hanno scritto la storia della musica.
Band come i Temptations, Martha Reeves & The Vandellas, le Supremes, Marvin Gaye, Smokey Robinson o compositori come Holland Dozier Holland o il magnifico Norman Whitfield, uno dei padri della psychedelia soul, hanno tutti lavorato per la Motown. Esistono migliaia di libri e siti internet che raccontano e descrivono quello che è stata e quello che rappresenta la Motown meglio di quanto possa fare questo blog.
Tra i gruppi della Motown, Gladys Knight And the Pips sono sempre stati, ingiustamente, tenuti ai margini (anche dalla stessa casa discografica), poco pubblicizzati rispetto ad esempio alle Supremes, con canzoni che quasi sempre erano delle seconde scelte. Tutto questo nonostante Gladys Knight and The Pips fossero una delle migliori band in circolazione e che Gladys avesse una voce superiore, ad esempio, alla stessa Diana Ross.
Probabilmente il fatto di arrivare alla Motown già famosi e di non essere una creazione della etichetta di Barry Gordy ha fatto sì che la band fosse tenute in disparte e non ha mai fatto sentire Gladys Knight & The Pips completamente coinvolti nella Motown.
Gladys vince a soli 7 anni un concorso televisivo e insieme al fratello Merald "Bubba " Knight, la sorella Brenda ed ai cugini William ed Eleonor Gues, forma i Pips con cui inizia a suonare giovanissima in giro,
La formazione si stabilizza con l'ingresso dei cugini Langstone Jones ed Edward Pattern al posto di Brenda ed Eleonor.
Nel 1961 (con Gladys appena diciassettenne) centrarono il mega hit :"Everybeat of my heart" cover di un brano di Hank Ballard che divenne numero 1 nelle classifiche r'n'b .
Gladys abbandonò per circa due anni le scene musicali per dare alla luce i suoi figli, intanto Merald, William Guest ed Edward Pattern continuarono come The Pips, Nel 1964 Gladys si ricongiunse e divennero Gladys Knight & the Pips. La band era brava, elegante, con coreografie spettacolari e con una tecnica vocale ed una esperienza enorme.
Firmarono per la Motown nel 1965 e nel 1967 centrarono subito il primo hit con l'immortale "I heard it throught the grapevine" e l'album che la contiene "Everybody needs love".
Nel 1969 pubblicarono "Nitty Gritty" loro quinto album per la Motown, o meglio per la sotto etichetta Soul che contiene il singolo omonimo (cover di un brano di Shirley Ellis del 1964) che nella versione Funk dei Pips, con la voce quasi gospel di Gladys, i controcanti dei dei tre uomini del gruppo e le percussioni tribali, raggiunse la posizione 19 delle classifiche facendo conoscere al grande pubblico il funk che stava nascendo in tutti gli States.
Tutto l'album "Nitty Gritty" è caratterizzato da avere ottimi musicisti, composizioni perfette (anche se spesso già lanciate da altri), e un mix perfetto di gospel, fiati, soul e funk e una tecnica vocale sopra la media.
Nel disco quindi oltre alla super "Nitty Gritty" troviamo brani funk come la meravigliosa "Cloud Nine"- già lanciata dai Temptations- dove il basso e la voce di Gladys si accompagnano ad un ritmo funk dei piatti e del Charleston, o "Ain't no sunshine since you been gone" trascinante e super funk con i vocalizzi dei Pips : puro black sound 1969!!!
Il disco contiene brani di puro soul Motown come "Running out", "I'm losing you", "Keep an eye", o "The stranger" e brani a metà tra funk e soul come "Got my self a good man"
Non mancano i brani lenti come "Didn't You Know (You'd Have To Cry Sometime)" e "All I Could Do Was Cry ".
Praticamente il disco è un ottimo esempio di quello che era la musica nera nel 1969, con bellissimi brani di quello che era stata (soul) e superbi esempi di quello che sarebbe diventata da li a breve : funk,
"Nitty gritty" è la conferma della carriera luminosa (almeno negli states) che Gladys Knight & The Pips avrebbero avuto nel primo decennio dei seventies: un gruppo che con del ottimo funk venato di soul e di ritmi proto disco e pop che riuscì ad ottenere ottimi successi di pubblico e di critica.
Nel 1973 con "Neither one of us" raggiunsero il numero 1 delle classifiche.
Nonostante i successi la band si sentiva sempre ai margini della casa discografica . Nel bellissimo libro sulla casa discografica di Detroit di Nelson George si narra addirittura che i Jackson 5 furono scoperti da Gladys Knight & The Pips, segnalati da questi alla Motown, ma volutamente trascurati dalla etichetta fino a quando la stessa Motown costruì la storia di Diana Ross che scopre e lancia i Jackson 5.
Nel 1973 passarono alla Buddah Records ottenendo ancora successi con gli album "Immagination" (1973) "I fell a song" (1974) numeri uno in classifica e ""2nd anniversary" (1975).
Nella seconda parte dei seventies ,anche a causa dell' arrivo della disco e del punk, la carriera di Gladys Knight & The Pips rimase leggermente in ombra.
Continuarono a suonare per tutti gli anni ottanta, incidendo e avendo anche dei discreti successi, sia come Gladys Knight solista che come Gladys Knight & The Pips.
"Nitty Gritty" è un grande disco di fine anni sessanta.
Gladys Knight & The Pips - "Ain't No Sun Since You've Been Gone" - (sample)
Band come i Temptations, Martha Reeves & The Vandellas, le Supremes, Marvin Gaye, Smokey Robinson o compositori come Holland Dozier Holland o il magnifico Norman Whitfield, uno dei padri della psychedelia soul, hanno tutti lavorato per la Motown. Esistono migliaia di libri e siti internet che raccontano e descrivono quello che è stata e quello che rappresenta la Motown meglio di quanto possa fare questo blog.
Tra i gruppi della Motown, Gladys Knight And the Pips sono sempre stati, ingiustamente, tenuti ai margini (anche dalla stessa casa discografica), poco pubblicizzati rispetto ad esempio alle Supremes, con canzoni che quasi sempre erano delle seconde scelte. Tutto questo nonostante Gladys Knight and The Pips fossero una delle migliori band in circolazione e che Gladys avesse una voce superiore, ad esempio, alla stessa Diana Ross.
Probabilmente il fatto di arrivare alla Motown già famosi e di non essere una creazione della etichetta di Barry Gordy ha fatto sì che la band fosse tenute in disparte e non ha mai fatto sentire Gladys Knight & The Pips completamente coinvolti nella Motown.
Gladys vince a soli 7 anni un concorso televisivo e insieme al fratello Merald "Bubba " Knight, la sorella Brenda ed ai cugini William ed Eleonor Gues, forma i Pips con cui inizia a suonare giovanissima in giro,
La formazione si stabilizza con l'ingresso dei cugini Langstone Jones ed Edward Pattern al posto di Brenda ed Eleonor.
Nel 1961 (con Gladys appena diciassettenne) centrarono il mega hit :"Everybeat of my heart" cover di un brano di Hank Ballard che divenne numero 1 nelle classifiche r'n'b .
Gladys abbandonò per circa due anni le scene musicali per dare alla luce i suoi figli, intanto Merald, William Guest ed Edward Pattern continuarono come The Pips, Nel 1964 Gladys si ricongiunse e divennero Gladys Knight & the Pips. La band era brava, elegante, con coreografie spettacolari e con una tecnica vocale ed una esperienza enorme.
Firmarono per la Motown nel 1965 e nel 1967 centrarono subito il primo hit con l'immortale "I heard it throught the grapevine" e l'album che la contiene "Everybody needs love".
Nel 1969 pubblicarono "Nitty Gritty" loro quinto album per la Motown, o meglio per la sotto etichetta Soul che contiene il singolo omonimo (cover di un brano di Shirley Ellis del 1964) che nella versione Funk dei Pips, con la voce quasi gospel di Gladys, i controcanti dei dei tre uomini del gruppo e le percussioni tribali, raggiunse la posizione 19 delle classifiche facendo conoscere al grande pubblico il funk che stava nascendo in tutti gli States.
Tutto l'album "Nitty Gritty" è caratterizzato da avere ottimi musicisti, composizioni perfette (anche se spesso già lanciate da altri), e un mix perfetto di gospel, fiati, soul e funk e una tecnica vocale sopra la media.
Nel disco quindi oltre alla super "Nitty Gritty" troviamo brani funk come la meravigliosa "Cloud Nine"- già lanciata dai Temptations- dove il basso e la voce di Gladys si accompagnano ad un ritmo funk dei piatti e del Charleston, o "Ain't no sunshine since you been gone" trascinante e super funk con i vocalizzi dei Pips : puro black sound 1969!!!
Il disco contiene brani di puro soul Motown come "Running out", "I'm losing you", "Keep an eye", o "The stranger" e brani a metà tra funk e soul come "Got my self a good man"
Non mancano i brani lenti come "Didn't You Know (You'd Have To Cry Sometime)" e "All I Could Do Was Cry ".
Praticamente il disco è un ottimo esempio di quello che era la musica nera nel 1969, con bellissimi brani di quello che era stata (soul) e superbi esempi di quello che sarebbe diventata da li a breve : funk,
"Nitty gritty" è la conferma della carriera luminosa (almeno negli states) che Gladys Knight & The Pips avrebbero avuto nel primo decennio dei seventies: un gruppo che con del ottimo funk venato di soul e di ritmi proto disco e pop che riuscì ad ottenere ottimi successi di pubblico e di critica.
Nel 1973 con "Neither one of us" raggiunsero il numero 1 delle classifiche.
Nonostante i successi la band si sentiva sempre ai margini della casa discografica . Nel bellissimo libro sulla casa discografica di Detroit di Nelson George si narra addirittura che i Jackson 5 furono scoperti da Gladys Knight & The Pips, segnalati da questi alla Motown, ma volutamente trascurati dalla etichetta fino a quando la stessa Motown costruì la storia di Diana Ross che scopre e lancia i Jackson 5.
Nel 1973 passarono alla Buddah Records ottenendo ancora successi con gli album "Immagination" (1973) "I fell a song" (1974) numeri uno in classifica e ""2nd anniversary" (1975).
Nella seconda parte dei seventies ,anche a causa dell' arrivo della disco e del punk, la carriera di Gladys Knight & The Pips rimase leggermente in ombra.
Continuarono a suonare per tutti gli anni ottanta, incidendo e avendo anche dei discreti successi, sia come Gladys Knight solista che come Gladys Knight & The Pips.
"Nitty Gritty" è un grande disco di fine anni sessanta.
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| Foto della label della mia copia in vinile di SS713, con la label con diverse sfumature di viola usata dal 1965 fino alla fine delle uscite della sotto etichetta della Motown, nel 1977 |
Gladys Knight & The Pips - "Ain't No Sun Since You've Been Gone" - (sample)
Groove Merchant Records - GM511 - ?/74
- Inner City Blues
- Creampuff
- Sugar
- I'll Take You There
- The Sweet Life
- Never Can Say Goodbye
Il suono dell’ Hammond è sempre stata una mia passione, il groove che un buon vecchio organo B3 o C3 riesce a dare è senza paragoni.
Tra gli organisti jazz Reuben Wilson merita un piccolo post e un approfondimento. Sarebbe più appropriato definire Wilson un organista jazz funk visto che ha contribuito a metà anni sessanta insieme a, Lonnie smith, Brother Jack McDuff, Richard "Grooves" Holmes e tanti altri a spingere il jazz verso il soul e a far nascere il funk.
I suoi lavori perla Blue Note e per la Groove Merchant, passati forse inosservati all’ epoca, sono oggi (giustamente) considerati dei pilastri del genere, sono stati riscoperti a fine anni ottanta dagli appassionati di Acid Jazz (nome dato – anche per sfruttare commercialmente – al buon vecchio jazz mischiato con Soul e Funk) e usati da molti artisti come sampler.
Reuben Wilson nasce in Okhlahoma nel 1935, si trasferisce da bambino in California e da ragazzino impara a suonare il piano.
Reuben Wilson nasce in Okhlahoma nel 1935, si trasferisce da bambino in California e da ragazzino impara a suonare il piano.
Dopo aver abbandonato la professione di Boxeur a 17 si sposa con una cantante di nightclub, il mestiere della moglie gli consente di conoscere molti musicisti jazz.
Sceglie l’organo come strumento e dopo un tentativo fallito di cercare fortuna a Las vegas, a Los Angeles conosce e diventa amico di Richard Groove Holmes.
Si sposta a New York nel 1966 forma i Wildare Express un trio con Tommy Derrick alla batteria (non si hanno notizie su chi fosse il chitarrista). Suonano circa sei mesi insieme (c’è anche un Lp, una raccolta, abbastanza raro pubblicato dalla Brunswick nel 1970) e poi grazie ad un demo Reuben viene ingaggiato dalla Blue Note.
Per la storica etichetta Jazz pubblica ben 4 lp tutti ottimi lavori e perfetti esempi di jazz funk.
Alla fine del suo contratto con la Blue Note firma per la Groove Merchant altra ottima label di jazz ed incide prima “The Cisco Kid” e lo stesso anno nel 1974 (in realtà registrato nel 1973) “The Sweet Life”.
Alla fine del suo contratto con la Blue Note firma per la Groove Merchant altra ottima label di jazz ed incide prima “The Cisco Kid” e lo stesso anno nel 1974 (in realtà registrato nel 1973) “The Sweet Life”.
“The Sweet Life” è un classico esempio dello stato del jazz funk a metà anni settanta : ritmo con groove con ancora canoni "standard", giusto qualche anno prima dell’ influenza della disco nel funk e nel soul che di riflesso produsse nel mondo del jazz un distacco dai generi più ballabili ed un ritorno ad un jazz più “freddo”.
Con Wilson in questo disco (prodotto da Sonny Lester) suonano Mickey Bass al basso, Llyod David (veterano della scena jazz) alla chitarra, il fedele Thomas Derrick alla batteria, Ramon Morris al sax e Bill Hardmann alla tromba.
Sei brani : due originali di Wilson e quattro cover. Tra le cover troviamo l’immensa “Inner City Blues” cover di Marvin Gaye e ormai un classico del genere jazz funk, qui è in una versione fantastica, forse la migliore versione con basso e organo super groove con tanto di chitarra funk.
La band A Tribe called Quest ha utilizzato campionamenti della versione di Reuben Wilson per la sua “Youthful Expression” (1990).
Anche grazie a loro l’interesse per Reuben Wilson a fine anni ottanta è cresciuto.
"Cream puff" dopo un intro pieno di stacchi si sviluppa con un mid tempo con basso e charleston a tenere il tempo con una melodia pop dell' organo.
"Sugar" è una cover di un brano di Stanley Turrentine con una bella ritmica jazz e una melodia pop.
"The Sweet Life" è l' altro brano di Wilson ed è un altro pezzo forte del disco, con il basso killer e super groove, ed una chitarra funk inframmezzata da stacchi melodici di organo e sax ...un must per gli amanti del genere.... sei minuti di groove.
"Sugar" è una cover di un brano di Stanley Turrentine con una bella ritmica jazz e una melodia pop.
"The Sweet Life" è l' altro brano di Wilson ed è un altro pezzo forte del disco, con il basso killer e super groove, ed una chitarra funk inframmezzata da stacchi melodici di organo e sax ...un must per gli amanti del genere.... sei minuti di groove.
Bellissimo disco dove l’organo di Wilson la fa da padrona e dove gli strumentisit che lo accompagnano suonano alla grande.
Ad inizio anni ottanta abbandona le scene musicali, la “nuova” scena Acid Jazz di fine eighties riaccende l’interesse per la sua musica e a metà anni novanta torna ad incidere due buoni lavori.
Motown Records - M790V1 - ?/73
- Share My Love
- Why Can't You Be Mine
- Try Love
- Tin Can People
- Oh Baby
- Old Love, New Love
- So Tired (Of The Way You're Treating Our Love Baby)
- Baby Don'tcha Know (I'm Bleeding For You)
- What Did I Do To Lose You
Alzi la mano chi non ha mai ballato sulle note del classico “Tainted love” nelle sue innumerevoli versioni?
Il brano, reso famoso anche - e soprattutto - dai Soft Cell nel 1981, scritto dal produttore Ed Cobb (ex membro dei Four Preps e produttore anche degli Standells e dei Chocolate Watchband) è stato lanciato da Gloria Jones nel 1965 nel suo 45 giri su Champion “Tainted Love/My Bad Boys Comin’ Home”.
Il fatto di essere stata la prima artista a incidere un brano diventato un classico della storia della musica e di essere stata la ragazza di Marc Bolan, di guidare il 16 settembre 1977 la Mini Minor nell’ l’incidente in cui perse la vita Bolan (riportando anche lei fratture gravi) ha fatto sì che la Jones si ritagliasse un posto nelle leggende della musica rock.
Nata a Cincinnati nel 1944 inizia da bambina a cantare nel gruppo gospel dei Cogic Singers (con Billy Preston), nel 1964 conosce Ed Cobb ed inizia a registrare e pubblicare dei singoli. Il primo è il successo planetario di “Tainted love”, poi seguono altri 45 giri per la Minit, la Champion e anche un album “Come go with me “ per la Uptown Record.
Nel 1968 si dedica ai musical e conosce Pam Sawyer songwriter della Motown, grazie a lei entra nella scuderia della etichetta di Detroit come compositrice.
Inizia a scrivere canzoni per Gladys Knight (“If I were your woman”), Supremes, Commodores, Jackson 5 e Junior Parker.
Nel 1973 registra “Share my Love” , prodotto da Paul Riser all’ epoca produttore di punta della Motown e crea un Lp che sintetizza in modo esemplare le tendenze della Black music della prima metà dei seventies; infatti troviamo Disco, Soul, r’n'b e funk.
Il lato A si apre con la title track ,dopo l'intro con i violini, molto popsike, il brano si trasforma in un grande pezzo midtempo con stacchi, percussioni e wah wah degni dei migliori film Blackploitation tipici del periodo.
“Why you can’t be mine” invece è un brano molto northern soul, pop con una ritmica quasi blue beat e super danzereccio.
Si cambia registro con “Try Love” che è un lento soul e il lato A termina con il r'n'b di "Tin Can People"
Anche nella B side troviamo lo stesso abbondare di generi (ricordo che quasi tutti i brani sono stati scritti dalla Jones in collaborazione con diversi songwriters della Motown): dai lenti "Old love, New love" e "What did I do to Lose you" dove le capacità vocali della Jones e degli strumentisti (Roderick Chandler al basso, e Bobbie Hall Porter alle percussioni per citare i due che a mio parere emergono di più) sono in evidenza.
"Oh Baby" è una song proto disco con influenze Spanish (tanto di intro di tromba “andaluso”), espediente che verrà usato da tanta disco music - molta anche scadente purtroppo - di fine seventies.
"So Tired (Of The Way You're Treating Our Love Baby)" è un bel esempio di tardo northern soul mixato con ritmi proto disco , notevole l'arrangiamento.
Infine "Baby Don'tcha Know (I'm Bleeding For You)" è un ottimo r'n'b scritto dalla Jones.
Il disco non ebbe grande riscontro commerciale e la stessa Jones forse lo abbandonò e fece pochissima promozione visto che alla fine del 1973 lasciò la Motown per unirsi artisticamente e sentimentalmente a Marc Bolan.
Unione artistica che vide la Jones collaborare in quasi tutti i dischi post 1973 di Bolan, per il mercato UK uscì nel 1976 l'lp solista della Jones "Vixen". I due ebbero anche un figlio, e la loro relazione durò fino alla tragica morte di Marc Bolan nel già citato incidente del 16 Settembre 1977.
Dopo la tragedia, lei e il figlio tornarono negli States, la Jones pubblicò nel 1978 l'album (dedicato a Marc Bolan) "Windstorm" con il successo del singolo "Bring on the love".
Continua a lavorare nel Music Business, pur rimanendo dietro le quinte.
"Share my Love" è un ottimo disco di un artista che avrebbe meritato una carriera con maggiori successi.
Il brano, reso famoso anche - e soprattutto - dai Soft Cell nel 1981, scritto dal produttore Ed Cobb (ex membro dei Four Preps e produttore anche degli Standells e dei Chocolate Watchband) è stato lanciato da Gloria Jones nel 1965 nel suo 45 giri su Champion “Tainted Love/My Bad Boys Comin’ Home”.
Il fatto di essere stata la prima artista a incidere un brano diventato un classico della storia della musica e di essere stata la ragazza di Marc Bolan, di guidare il 16 settembre 1977 la Mini Minor nell’ l’incidente in cui perse la vita Bolan (riportando anche lei fratture gravi) ha fatto sì che la Jones si ritagliasse un posto nelle leggende della musica rock.
Nata a Cincinnati nel 1944 inizia da bambina a cantare nel gruppo gospel dei Cogic Singers (con Billy Preston), nel 1964 conosce Ed Cobb ed inizia a registrare e pubblicare dei singoli. Il primo è il successo planetario di “Tainted love”, poi seguono altri 45 giri per la Minit, la Champion e anche un album “Come go with me “ per la Uptown Record.
Nel 1968 si dedica ai musical e conosce Pam Sawyer songwriter della Motown, grazie a lei entra nella scuderia della etichetta di Detroit come compositrice.
Inizia a scrivere canzoni per Gladys Knight (“If I were your woman”), Supremes, Commodores, Jackson 5 e Junior Parker.
Nel 1973 registra “Share my Love” , prodotto da Paul Riser all’ epoca produttore di punta della Motown e crea un Lp che sintetizza in modo esemplare le tendenze della Black music della prima metà dei seventies; infatti troviamo Disco, Soul, r’n'b e funk.
Il lato A si apre con la title track ,dopo l'intro con i violini, molto popsike, il brano si trasforma in un grande pezzo midtempo con stacchi, percussioni e wah wah degni dei migliori film Blackploitation tipici del periodo.
“Why you can’t be mine” invece è un brano molto northern soul, pop con una ritmica quasi blue beat e super danzereccio.
Si cambia registro con “Try Love” che è un lento soul e il lato A termina con il r'n'b di "Tin Can People"
Anche nella B side troviamo lo stesso abbondare di generi (ricordo che quasi tutti i brani sono stati scritti dalla Jones in collaborazione con diversi songwriters della Motown): dai lenti "Old love, New love" e "What did I do to Lose you" dove le capacità vocali della Jones e degli strumentisti (Roderick Chandler al basso, e Bobbie Hall Porter alle percussioni per citare i due che a mio parere emergono di più) sono in evidenza.
"Oh Baby" è una song proto disco con influenze Spanish (tanto di intro di tromba “andaluso”), espediente che verrà usato da tanta disco music - molta anche scadente purtroppo - di fine seventies.
"So Tired (Of The Way You're Treating Our Love Baby)" è un bel esempio di tardo northern soul mixato con ritmi proto disco , notevole l'arrangiamento.
Infine "Baby Don'tcha Know (I'm Bleeding For You)" è un ottimo r'n'b scritto dalla Jones.
Il disco non ebbe grande riscontro commerciale e la stessa Jones forse lo abbandonò e fece pochissima promozione visto che alla fine del 1973 lasciò la Motown per unirsi artisticamente e sentimentalmente a Marc Bolan.
Unione artistica che vide la Jones collaborare in quasi tutti i dischi post 1973 di Bolan, per il mercato UK uscì nel 1976 l'lp solista della Jones "Vixen". I due ebbero anche un figlio, e la loro relazione durò fino alla tragica morte di Marc Bolan nel già citato incidente del 16 Settembre 1977.
Dopo la tragedia, lei e il figlio tornarono negli States, la Jones pubblicò nel 1978 l'album (dedicato a Marc Bolan) "Windstorm" con il successo del singolo "Bring on the love".
Continua a lavorare nel Music Business, pur rimanendo dietro le quinte.
"Share my Love" è un ottimo disco di un artista che avrebbe meritato una carriera con maggiori successi.
Epic Record - BN26456 -4/69
- Stand!
- Don't Call Me Nigger, Whitey
- I Want to Take You Higher
- Somebody's Watching You
- Sing a Simple Song
- Everyday People
- Sex Machine
- You Can Make It If You Try
La recente notizia di un risarcimento milionario (circa 5 milioni di dollari) per Sly Stone - che pare non se la passasse benissimo - dovuto ad una causa vinta per royalties non pagate contro il suo ex manager, mi ha fatto rimettere sul giradischi gli Lp di Sly & The Family Stone.
Sly and the Family Stones furono la band che rappresentava meglio la cultura di fine sixties negli States : multirazziali, con uomini e donne che avevano la stessa importanza nella band e soprattutto multiculturali, furono forse i primi (insieme al geniale Norman Whitefield) a mixare il rock “bianco” e la psychedelia con la musica nera : soul, doo-wop e funk. Questo ultimo fu uno stile che contribuirono a creare. Adoro i loro dischi e credo che “Stand”, loro quarto Lp uscito nel 1969, fu il punto più alto della loro carriera musicale sia in termini artistici (qui forse nasce davvero il loro sound funk-rock soul) che di vendita (130 settimane in classifica non sono uno scherzo).
Ritengo anche “Dance to the Music” il loro secondo lp un album quasi al livello di “Stand”.
Alla base di questa band grandiosa c’era Sly Stone (al secolo Sylvester Stewart ) che inizia la carriera musicale giovanissimo a fine anni cinquanta in gruppi doo wop, diventa poi DJ radiofonico, grazie al fatto di trasmettere sia musica bianca che nera viene ingaggiato come produttore dalla etichetta Autumn, dove produce tra gli altri anche i grandissimi Beau Brummels e Bobby Freeman.
Alla chiusura dell’ etichetta nel 1966 il ventitreenne Sylvester forma i Sly And the Stones con Cynthia Robinson alla tromba, mentre il fratello più giovane Freddie suona nei Freddie & The Stone Soul con Greg Errico alla batteria.
Sly ha l’idea di unire i due gruppi e presto diventa il leader riconosciuto di una nuova band : Sly & the Family Stone con Sly Stone, compositore, voce, chitarra e organo, il fratello Freddie Stone voce e chitarra, Cynthia Robinson tromba e voce, la sorella Rose Stone voce e piano, Greg Errico batteria, Jerry Martini (cugino di Errico) sax e Larry Graham al basso .
La band di San Francisco diventa una delle prime band multirazziali e il loro sound mette insieme soul, pop, doo-wop, rock, psychedelia e beat.
Il gruppo pubblica il primo disco “A Whole new Thing” nel 1967 seguito dal bellissimo “Dance to music” poi nel 1968 da “Life”.
Nel 1969 preceduto dai singolo "Everyday People" esce “Stand” che è un disco fondamentale per l’evoluzione della musica, importantissimo sia per il rock che per la black music, ispirerà decine di artisti dagli Arrested Development a molti gruppi hip pop e rap, fino agli Outkast o Lenny Kravitz che ha costruito una carriera ispirandosi alla band di Sly Stone.
Il disco contiene brani pop , come la quasi nursery rhyme di "Everyday People" (il singolo raggiunse la vetta della classifica di Billboard), e "Sing a simple song".
Un r'n'b quasi standard come "You can make if you try" e poi quelle due gemme - che sono state definite come Acid-Funk - quali "Don’t call me nigger,Whitey" con un basso ed una chitarra spettacolari, e super ipnotica"Sex Machine". Due jam super acide imbottite di funk e di groove, : meravigliose.
Il Pop politico di "Stand " invece apre il disco e subito seguito da una altro super brano : " I want to take you higher" brano con cui nell' agosto del 1969 sbancarono Woodstock e pezzo meraviglioso una sintesi della loro musica: pop, soul, funk, rock ,doo-wop con il verso onomatopeico bellissimo:
Boom laka-laka-laka, boom laka-laka-laka boom
Un brano fantastico, come tutto il disco, con chitarre, voci incredibili e una ritmica trascinante, davvero un grande brano.
Da ricordare anche “Somebody watching you” bel pop soul in stile West coast .
Il disco fu un successo di critica e di pubblico, ed è giustamente considerato un lp fondamentale della storia del rock,. Il successo però rovinò il gruppo che produsse ancora un grande album nel 1971 “There’s a riot goin’ on”, ma l’eccessivo uso di droga del leader, l’amicizia e l’ingresso nelle Black Panther di Sly Stone, che pare causò l' allontanamento dei membri non di colore della band, rovinarono il groove e l’atmosfera di una delle band che meglio incarnava lo spirito di socializzazione e di uguaglianza dei sixties. La band proseguì per tutti i settanta,
ma la scintilla si era ormai spenta.
“Stand” è uno dei dischi fondamentali della storia del rock.
Sly and the Family Stones furono la band che rappresentava meglio la cultura di fine sixties negli States : multirazziali, con uomini e donne che avevano la stessa importanza nella band e soprattutto multiculturali, furono forse i primi (insieme al geniale Norman Whitefield) a mixare il rock “bianco” e la psychedelia con la musica nera : soul, doo-wop e funk. Questo ultimo fu uno stile che contribuirono a creare. Adoro i loro dischi e credo che “Stand”, loro quarto Lp uscito nel 1969, fu il punto più alto della loro carriera musicale sia in termini artistici (qui forse nasce davvero il loro sound funk-rock soul) che di vendita (130 settimane in classifica non sono uno scherzo).
Ritengo anche “Dance to the Music” il loro secondo lp un album quasi al livello di “Stand”.
Alla base di questa band grandiosa c’era Sly Stone (al secolo Sylvester Stewart ) che inizia la carriera musicale giovanissimo a fine anni cinquanta in gruppi doo wop, diventa poi DJ radiofonico, grazie al fatto di trasmettere sia musica bianca che nera viene ingaggiato come produttore dalla etichetta Autumn, dove produce tra gli altri anche i grandissimi Beau Brummels e Bobby Freeman.
Alla chiusura dell’ etichetta nel 1966 il ventitreenne Sylvester forma i Sly And the Stones con Cynthia Robinson alla tromba, mentre il fratello più giovane Freddie suona nei Freddie & The Stone Soul con Greg Errico alla batteria.
Sly ha l’idea di unire i due gruppi e presto diventa il leader riconosciuto di una nuova band : Sly & the Family Stone con Sly Stone, compositore, voce, chitarra e organo, il fratello Freddie Stone voce e chitarra, Cynthia Robinson tromba e voce, la sorella Rose Stone voce e piano, Greg Errico batteria, Jerry Martini (cugino di Errico) sax e Larry Graham al basso .
![]() |
| Sly & The Family Stone |
Il gruppo pubblica il primo disco “A Whole new Thing” nel 1967 seguito dal bellissimo “Dance to music” poi nel 1968 da “Life”.
Nel 1969 preceduto dai singolo "Everyday People" esce “Stand” che è un disco fondamentale per l’evoluzione della musica, importantissimo sia per il rock che per la black music, ispirerà decine di artisti dagli Arrested Development a molti gruppi hip pop e rap, fino agli Outkast o Lenny Kravitz che ha costruito una carriera ispirandosi alla band di Sly Stone.
Il disco contiene brani pop , come la quasi nursery rhyme di "Everyday People" (il singolo raggiunse la vetta della classifica di Billboard), e "Sing a simple song".
Un r'n'b quasi standard come "You can make if you try" e poi quelle due gemme - che sono state definite come Acid-Funk - quali "Don’t call me nigger,Whitey" con un basso ed una chitarra spettacolari, e super ipnotica"Sex Machine". Due jam super acide imbottite di funk e di groove, : meravigliose.
Il Pop politico di "Stand " invece apre il disco e subito seguito da una altro super brano : " I want to take you higher" brano con cui nell' agosto del 1969 sbancarono Woodstock e pezzo meraviglioso una sintesi della loro musica: pop, soul, funk, rock ,doo-wop con il verso onomatopeico bellissimo:
Boom laka-laka-laka, boom laka-laka-laka boom
Un brano fantastico, come tutto il disco, con chitarre, voci incredibili e una ritmica trascinante, davvero un grande brano.
Da ricordare anche “Somebody watching you” bel pop soul in stile West coast .
Il disco fu un successo di critica e di pubblico, ed è giustamente considerato un lp fondamentale della storia del rock,. Il successo però rovinò il gruppo che produsse ancora un grande album nel 1971 “There’s a riot goin’ on”, ma l’eccessivo uso di droga del leader, l’amicizia e l’ingresso nelle Black Panther di Sly Stone, che pare causò l' allontanamento dei membri non di colore della band, rovinarono il groove e l’atmosfera di una delle band che meglio incarnava lo spirito di socializzazione e di uguaglianza dei sixties. La band proseguì per tutti i settanta,
ma la scintilla si era ormai spenta.
“Stand” è uno dei dischi fondamentali della storia del rock.
Pride records- PRD-0028 - ? /73
- Let there be drums
- Apache
- Bongolia
- Last Bongo in Belgium
- Dueling bongos
- In-A- Gadda-Da-Vida
- Raunchy '73
- Bongo Rock
Una sera di qualche anno fa, tra una birra ed una sambuca ( in realtà tra molte birre e molte sambuche), il mio amico grande esperto di musica e collezionista di vinile, Mister Zangatranga, mi chiede : ”Ma tu non hai l’lp dei Incredbile Bongo Band ?”
Vista la mia risposta negativa, due giorni dopo mi consegna una copia tedesca del 1973 del disco, che immediatamente iniziava a girare sul mio piatto.
Come faccia Mr Zangatranga a trovare queste (e altre) chicche è un mistero, ha dei metodi che conosce soltanto lui, ma grazie al suo oscuro lavoro sono in possesso di questa (ed altre) piccola gemma, un disco fondamentale per lo sviluppo della musica nera (e non solo) moderna.
Uscito nel 1973, paradossalmente quasi come “un riempitivo”, “Bongo Rock” si è rivelato essere uno dei dischi più influenti di sempre, una fonte di ispirazione, di sample e di break per tutta la generazione dei pionieri del rap e dell’ hip pop, Grandmaster Flash e Kools Herc su tutti.
Nel 1972 la MGM aveva bisogno di una colonna sonora per il suo film “The things with two head”, B -movie di inizio anni settanta, viene contattato il produttore Michael Viner che incide un 45 strumentale " Bongo Rock” (cover di un brano di Preston Epps del 1959) con sessionmen reclutati in studio.
Il disco ebbe un notevole successo in Canada e Viner ed altri musicisti registrarono l’lp “Bongo Rock".
E fu subito leggenda : un crogiolo di suoni e di percussioni (ispirati anche al lavoro di Preston Epps) che furono da apripista per la black music degli anni a venire, molto funk, soul, fiati, chitarre fuzzate e soprattutto percussioni con batterie, e bonghi che ritmano alla grande.
I brani del disco sono stati, secondo quanto si apprende nel ottimo sito www.whosampled.com, campionati nel corso degli anni da Sugarhill Gang, Massive Attack, Beastie Boys, Kanye West, Fatboy Slim e Chemical Brothers, e scusate se è poco!
Si hanno poche notizie di chi partecipò a queste jam session, ( anche perché nessuno credeva di suonare in un disco che sarebbe diventato cosi importante), pare ci fossero King Errisson alle percussioni e Kat Hendrikse alla batteria.
Il contenuto è esplosivo, la open track "Let there be Drums" (cover di un brano di Sandy Nelson del 1961) è composta da un riff di chitarra semplice e fuzzato, ma ormai leggendario, ed un tappeto di bonghi e di breaks superlativi,.
La cover di "Apache" dei Ventures diventa qui un brano "nuovo", non è una semplice cover, è "Apache" dell' Incredible Bongo Band: il leggendario ritmo di bonghi (usato da Kools Herc come base nel 1975 per far nascere il suo stile e tutto quello che divenne hip hop) accompagna la melodia del brano suonata da organo, fiati e chitarra!
Dopo 1' e 58'' la chitarra riverberata in perfetto stile Ventures e Shadows inizia a duettare con i bonghi, dopodichè inizia un solo di bonghi irresistibile: l'inizio della black music e della cultura clubbing moderna!!!
"Bongolia" è un funk da film blackploitation, con i bonghi in sottofondo e assoli ritmici irresistibili : puro jungle funk urbano di inizio settanta!!!
Il lato A si chiude con "Last Bongo in Belgium" brano leggermente sottotono, ma dopo tre pezzi mozzafiato ci si può concedere un meritato "rilassamento".
La B side inizia con "Dueling Bongos" probabilmente "ispirato" dal brano "Dueling Banjos" tornato alla ribalta nel 1972 grazie al film "Deliverance" ("Un Tranquillo Week end di paura" in Italiano), dove i bongos duettano a 1000!!.
La cover di "In-a- Gadda- Da Vida" degli Iron Butterfly è gustosa, originale e ben eseguita, "Raunchy '73" è leggermente più basata sull' organo e forse più tradizionale , ma sempre molto trascinante.
Chiude "Bongo Rock", bonghi, fiati, chitarre proto glam, e una punta di wah-wah!!!
Il disco toccò anche la classifica di Billboard (diciamo fondo classifica), questo convinse Viner ad uscire con un secondo Lp "The Retrun of The Incredible Bongo band" (1974) , che pur essendo un discreto lavoro, non aveva la freschezza e l'originalità di "Bongo Rock".
Il tempo, si sa, è galantuomo e con il passare degli anni, grazie ai già citati DJ, il disco venne riscoperto ed oggi è considerato un lavoro fondamentale.
Grazie anche Mister Zangatranga, pusher di Groove e vinile!
Quotazioni: la versione originale su Pride Record viene quotata su Popsike anche 170 dollari.
Vista la mia risposta negativa, due giorni dopo mi consegna una copia tedesca del 1973 del disco, che immediatamente iniziava a girare sul mio piatto.
Come faccia Mr Zangatranga a trovare queste (e altre) chicche è un mistero, ha dei metodi che conosce soltanto lui, ma grazie al suo oscuro lavoro sono in possesso di questa (ed altre) piccola gemma, un disco fondamentale per lo sviluppo della musica nera (e non solo) moderna.
Uscito nel 1973, paradossalmente quasi come “un riempitivo”, “Bongo Rock” si è rivelato essere uno dei dischi più influenti di sempre, una fonte di ispirazione, di sample e di break per tutta la generazione dei pionieri del rap e dell’ hip pop, Grandmaster Flash e Kools Herc su tutti.
Nel 1972 la MGM aveva bisogno di una colonna sonora per il suo film “The things with two head”, B -movie di inizio anni settanta, viene contattato il produttore Michael Viner che incide un 45 strumentale " Bongo Rock” (cover di un brano di Preston Epps del 1959) con sessionmen reclutati in studio.
Il disco ebbe un notevole successo in Canada e Viner ed altri musicisti registrarono l’lp “Bongo Rock".
E fu subito leggenda : un crogiolo di suoni e di percussioni (ispirati anche al lavoro di Preston Epps) che furono da apripista per la black music degli anni a venire, molto funk, soul, fiati, chitarre fuzzate e soprattutto percussioni con batterie, e bonghi che ritmano alla grande.
I brani del disco sono stati, secondo quanto si apprende nel ottimo sito www.whosampled.com, campionati nel corso degli anni da Sugarhill Gang, Massive Attack, Beastie Boys, Kanye West, Fatboy Slim e Chemical Brothers, e scusate se è poco!
Si hanno poche notizie di chi partecipò a queste jam session, ( anche perché nessuno credeva di suonare in un disco che sarebbe diventato cosi importante), pare ci fossero King Errisson alle percussioni e Kat Hendrikse alla batteria.
Il contenuto è esplosivo, la open track "Let there be Drums" (cover di un brano di Sandy Nelson del 1961) è composta da un riff di chitarra semplice e fuzzato, ma ormai leggendario, ed un tappeto di bonghi e di breaks superlativi,.
La cover di "Apache" dei Ventures diventa qui un brano "nuovo", non è una semplice cover, è "Apache" dell' Incredible Bongo Band: il leggendario ritmo di bonghi (usato da Kools Herc come base nel 1975 per far nascere il suo stile e tutto quello che divenne hip hop) accompagna la melodia del brano suonata da organo, fiati e chitarra!
Dopo 1' e 58'' la chitarra riverberata in perfetto stile Ventures e Shadows inizia a duettare con i bonghi, dopodichè inizia un solo di bonghi irresistibile: l'inizio della black music e della cultura clubbing moderna!!!
"Bongolia" è un funk da film blackploitation, con i bonghi in sottofondo e assoli ritmici irresistibili : puro jungle funk urbano di inizio settanta!!!
Il lato A si chiude con "Last Bongo in Belgium" brano leggermente sottotono, ma dopo tre pezzi mozzafiato ci si può concedere un meritato "rilassamento".
La B side inizia con "Dueling Bongos" probabilmente "ispirato" dal brano "Dueling Banjos" tornato alla ribalta nel 1972 grazie al film "Deliverance" ("Un Tranquillo Week end di paura" in Italiano), dove i bongos duettano a 1000!!.
La cover di "In-a- Gadda- Da Vida" degli Iron Butterfly è gustosa, originale e ben eseguita, "Raunchy '73" è leggermente più basata sull' organo e forse più tradizionale , ma sempre molto trascinante.
Chiude "Bongo Rock", bonghi, fiati, chitarre proto glam, e una punta di wah-wah!!!
Il disco toccò anche la classifica di Billboard (diciamo fondo classifica), questo convinse Viner ad uscire con un secondo Lp "The Retrun of The Incredible Bongo band" (1974) , che pur essendo un discreto lavoro, non aveva la freschezza e l'originalità di "Bongo Rock".
Il tempo, si sa, è galantuomo e con il passare degli anni, grazie ai già citati DJ, il disco venne riscoperto ed oggi è considerato un lavoro fondamentale.
Grazie anche Mister Zangatranga, pusher di Groove e vinile!
Quotazioni: la versione originale su Pride Record viene quotata su Popsike anche 170 dollari.
| Foto della label della mia copia di MGM 2315 255, copia probabilmente tedesca originale |
Incredible Bongo Band - "Apache" (sample)
Kudu Records -KU 05- ?/72
- Home Is Where The Hatred Is
- From A Whisper To A Scream
- To Lay Down Beside You
- That's All Right With Me
- 'Til My Back Ain't Got No Bone
- Sweet Touch Of Love
- Baby, I'm For Real
- Your Love Is So Doggone Good
- Scarred Knees
"From a Whisper To a scream“ è stato il disco che nel 1972 rilanciò per la terza volta la turbolenta carriera di Esther Phillips.
Nata Esther Mae Jones in Texas nel 1935 si avvicina giovanissima alla musica, divide la sua infanzia tra il Texas e Los Angeles dove vive la madre dopo la separazione dei genitori.
Inizia a cantare in un coro, e a 13 anni vince un concorso musicale al Barrelhouse gestito dallo showman Johnny Otis.
Otis mette sotto contratto la giovanissima Esther con il nome d’arte di Little Esther Phillips (pare ispirato ad una insegna di una stazione di servizio), la quale inizia prima a suonare con la band di Johnny Otis, (incide un 45 per l’ etichetta Modern di Otis mai pubblicato), ed infine per l’etichetta Savoy nel 1950 raggiunge la prima posizione in classifica R&B con il singolo “Mistrutin’ Blues”.
Lo stesso anno altri sei singoli pubblicati per la Savoy raggiunsero la vetta delle classifiche, Little Esther passò tutto il 1950 in Tour con Johnny Otis e la Savoy Records Barrelhuse Caravan of Star.
Per problemi di royalties non pagate (decisione probabilmente presa non da Esther Phillips visto che nel 1950 aveva solo 15 anni) firma per la Federal nel 1951.
Nel 1953 abbandona anche lo show di Johnny Otis, passa alla Decca, ma problemi di tossicodipendenza verso la fine degli anni cinquanta, fanno si che si ritiri in Texas vicino al padre, per quello che oggi si definirebbe un Rehab.
Nel 1962 viene “riscoperta” da Kenny Rogers, che la vede cantare in un club di Houston, e qui comincia la seconda fase della sua carriera,.
Ingaggiata dalla Leland Records (del fratello di Kenny) realizza un album Country ed un singolo “Realese me” che nel 1962 conquista la vetta delle classifiche R’n’B.
Passa alla Atlantic nel 1964, l’etichetta di Ertegun grazie al factotum Jerry Wexler in quel periodo era di casa tra i musicisti soul del sud degli States, e centra ancora un grande successo con la cover dei Beatles “And i love him” (versione femminile di “And I love Her”) nel 1965.
Continua ad incidere per l’Atlantic per un altro paio d’anni, i suoi problemi con gli stupefacenti riaffiorano e dopo qualche singolo con Roulette, la carriera di Esther Phillips si ferma per la seconda volta.
Nel 1970 con il vecchio amico Johnny Otis partecipa al Monterey Jazz Festival, e quando Creed Taylor lancia la Kudu Records - etichetta con una attitudine molto Black, sia nella scelta del nome (il Kudu è il nome africano dell’ antilope) che nella “linea discografica” – pensa di offrire una possibilità ad Esther Phillips.
La Kudu fa le cose in grande, raduna il meglio dei sessionman in giro , soprattutto nel ambito Jazz , Bernard Purdie (batteria) su tutti, il produttore Pee Wee Ellis e l’arrangiatore Don Seberky, utilizza i leggendari studios di Rudy van Gelder e tra il 6 ed il 13 dicembre 1971 viene registrato uno dei migliori album di soul degli anni settanta.
Il disco è un mix di Soul, Jazz e Funk, proto disco music, e sopratutto la caratteristica voce di Esther Phillips.
Il pezzo trainante è "Home is where the hatred is", cover in versione funk slow di un brano del gigante della musica moderna Gil Scott Heron, vista la tematica del pezzo (uso di droga), lo si può ritenere abbastanza autobiografico, lo ritengo uno dei migliori brani di funk soul di sempre : semplicemente meraviglioso.
"From a whisper to a Scream" è un bel lento funk, che sul finire del brano, grazie ai fiati, tende a diventare un r'n'b, molto bella la chitarra wah wah in sottofondo.
"To lay down besides you" è una stupenda soul ballad, con la voce di Esther Phillips da brivido, uno slow Memphis Soul.
Ancora un lento, con riferimenti jazz per "That's allright with me", con "Till I'm back I 'aint got no bone" abbiamo del ottimo funk r'n'b venato di bianco (accenni di country e fuzz in sottofondo).
La B Side parte con il r'n'b ballabile "Sweet touch of love": puro dancefloor!
Forse uno dei brani meno riusciti è "Baby I'm for real", troppo mieloso, ma con buoni arrangiamenti in stile jazz.
Un mix di generi (soul, funk, canzone d'autori, jazz) per la meravigliosa " Your Love Is So Doggone Good ", meravigliosamente supergroove.
Chiude la jazzata "Scarred kneels".
Il disco, come detto, è un capolavoro di Soul anni settanta, venne anche nominato ad un Grammy Award (vinse Aretha Franklin che dichiarò pubblicamente che il Grammy sarebbe dovuto andare ad Esther Phillips), e rilanciò per la terza volta la carriera di Esther Phillips che prosegui per tutti i seventies con una serie di Lp funk jazz( divennero anche un riferimento per la disco music) tra KUDU Records e Mercury, con cui iniziò ad incidere nel 1977.
Esther Phillips morì nel 1984 a 48 anni.
Esther Phillips - "Home is where the hatred is" - (sample)
Nata Esther Mae Jones in Texas nel 1935 si avvicina giovanissima alla musica, divide la sua infanzia tra il Texas e Los Angeles dove vive la madre dopo la separazione dei genitori.
Inizia a cantare in un coro, e a 13 anni vince un concorso musicale al Barrelhouse gestito dallo showman Johnny Otis.
Otis mette sotto contratto la giovanissima Esther con il nome d’arte di Little Esther Phillips (pare ispirato ad una insegna di una stazione di servizio), la quale inizia prima a suonare con la band di Johnny Otis, (incide un 45 per l’ etichetta Modern di Otis mai pubblicato), ed infine per l’etichetta Savoy nel 1950 raggiunge la prima posizione in classifica R&B con il singolo “Mistrutin’ Blues”.
Lo stesso anno altri sei singoli pubblicati per la Savoy raggiunsero la vetta delle classifiche, Little Esther passò tutto il 1950 in Tour con Johnny Otis e la Savoy Records Barrelhuse Caravan of Star.
Per problemi di royalties non pagate (decisione probabilmente presa non da Esther Phillips visto che nel 1950 aveva solo 15 anni) firma per la Federal nel 1951.
Nel 1953 abbandona anche lo show di Johnny Otis, passa alla Decca, ma problemi di tossicodipendenza verso la fine degli anni cinquanta, fanno si che si ritiri in Texas vicino al padre, per quello che oggi si definirebbe un Rehab.
Nel 1962 viene “riscoperta” da Kenny Rogers, che la vede cantare in un club di Houston, e qui comincia la seconda fase della sua carriera,.
Ingaggiata dalla Leland Records (del fratello di Kenny) realizza un album Country ed un singolo “Realese me” che nel 1962 conquista la vetta delle classifiche R’n’B.
Passa alla Atlantic nel 1964, l’etichetta di Ertegun grazie al factotum Jerry Wexler in quel periodo era di casa tra i musicisti soul del sud degli States, e centra ancora un grande successo con la cover dei Beatles “And i love him” (versione femminile di “And I love Her”) nel 1965.
Continua ad incidere per l’Atlantic per un altro paio d’anni, i suoi problemi con gli stupefacenti riaffiorano e dopo qualche singolo con Roulette, la carriera di Esther Phillips si ferma per la seconda volta.
Nel 1970 con il vecchio amico Johnny Otis partecipa al Monterey Jazz Festival, e quando Creed Taylor lancia la Kudu Records - etichetta con una attitudine molto Black, sia nella scelta del nome (il Kudu è il nome africano dell’ antilope) che nella “linea discografica” – pensa di offrire una possibilità ad Esther Phillips.
La Kudu fa le cose in grande, raduna il meglio dei sessionman in giro , soprattutto nel ambito Jazz , Bernard Purdie (batteria) su tutti, il produttore Pee Wee Ellis e l’arrangiatore Don Seberky, utilizza i leggendari studios di Rudy van Gelder e tra il 6 ed il 13 dicembre 1971 viene registrato uno dei migliori album di soul degli anni settanta.
Il disco è un mix di Soul, Jazz e Funk, proto disco music, e sopratutto la caratteristica voce di Esther Phillips.
Il pezzo trainante è "Home is where the hatred is", cover in versione funk slow di un brano del gigante della musica moderna Gil Scott Heron, vista la tematica del pezzo (uso di droga), lo si può ritenere abbastanza autobiografico, lo ritengo uno dei migliori brani di funk soul di sempre : semplicemente meraviglioso.
"From a whisper to a Scream" è un bel lento funk, che sul finire del brano, grazie ai fiati, tende a diventare un r'n'b, molto bella la chitarra wah wah in sottofondo.
"To lay down besides you" è una stupenda soul ballad, con la voce di Esther Phillips da brivido, uno slow Memphis Soul.
Ancora un lento, con riferimenti jazz per "That's allright with me", con "Till I'm back I 'aint got no bone" abbiamo del ottimo funk r'n'b venato di bianco (accenni di country e fuzz in sottofondo).
La B Side parte con il r'n'b ballabile "Sweet touch of love": puro dancefloor!
Forse uno dei brani meno riusciti è "Baby I'm for real", troppo mieloso, ma con buoni arrangiamenti in stile jazz.
Un mix di generi (soul, funk, canzone d'autori, jazz) per la meravigliosa " Your Love Is So Doggone Good ", meravigliosamente supergroove.
Chiude la jazzata "Scarred kneels".
Il disco, come detto, è un capolavoro di Soul anni settanta, venne anche nominato ad un Grammy Award (vinse Aretha Franklin che dichiarò pubblicamente che il Grammy sarebbe dovuto andare ad Esther Phillips), e rilanciò per la terza volta la carriera di Esther Phillips che prosegui per tutti i seventies con una serie di Lp funk jazz( divennero anche un riferimento per la disco music) tra KUDU Records e Mercury, con cui iniziò ad incidere nel 1977.
Esther Phillips morì nel 1984 a 48 anni.
| Foto dalle label della mia copia in vinile di Ku-05, la Kudu Records, l'eticheeta pubblicò Lp dal 1971 al 1978. |
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VOLCANO SUNS – All-Night Lotus Party (Homestead) - Cantare a squarciagola mentre intorno infuria la tempesta, questa è la festa che i Volcano Suns mettono su per l’All-Night Lotus Party. L’invito viene port...3 giorni fa
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BOKEH - (di Geoffrey Orthwein e Andrew Sullivan, 2017) L’esordio alla regia della coppia di autori statunitense formata da *Geoffrey Orthwein *e *Andrew Sullivan...4 giorni fa
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Louise Chen - Louise Chen is an iconic DJ whose incredible hard work has made her a crucial figure in the music scene at an impressively young age. She rose to success...2 settimane fa
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Sette volte Sweet Jane - Tutti sappiamo che non esiste una cosa come *“la canzone più bella del rock”*, ma se esistesse, *Sweet Jane* sarebbe sul podio. Apparve nel 1970 su *Loa...4 settimane fa
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Benvenuto City Pop Channel! - Da oggi, Doctor Wu si arricchisce di un "fratellino": il nuovo blog interamente dedicato al City Pop. Su City Pop Channel ho infatti riunito tutti i post...5 mesi fa
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AI e lavoro creativo: abbiamo un problema? - La faccio breve, per chi non ha voglia di leggere oltre: sì. Sì, ma con riserve più o meno significative a seconda dell'ambito di interesse. Mettiamola ...6 mesi fa
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Joy Ryder + Avis Davis – No More Nukes / Nasty Secretary - *Joy Ryder + Avis Davis – No More Nukes / Nasty Secretary*1 anno fa
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THE VELVET CANDLES ... Earls sound-a-like - The Spanish Doo Wop group, the Velvet Candles, has new songs in their repertoire and one of them "Your Eyes" has a good sound to the white group of the 6...2 anni fa
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Da Taiwan, con amore - Amo profondamente il tè, dopo averlo preparato con cura e bevuto fatico a separarmi da quelle foglioline così speciali. Il Four Seasons Oolong, un tè bi...2 anni fa
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Minuto 78 è morto, viva Minuto 78! - Germania Est contro Germania Ovest è iniziata da oltre un’ora. Poi Jurgen Sparwasser, con la sua maglia numero 14, stoppa in piena faccia il lancio di un...2 anni fa
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Quicksilver Messenger Service “Quicksilver Messenger Service” - Quicksilver Messenger Service, a Capitol release from 1968, was the debut album from one of SF’s most beloved bands. QMS were one of the earliest SF bands ...4 anni fa
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Comes a Time ovvero titoli di coda - Oh, questo vecchio mondo continua a roteare È un miracolo che gli alti alberi non cadano Ecco che viene un tempo Neil Young (Comes a time) Non sparirò dal w...5 anni fa
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Matt and Luke's Sci-Fi Sanctuary on YouTube - My focus these days has been more on the wild world of sci-fi cinema. I think more than a few psych-heads may be down with that as well. If you don't min...6 anni fa
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The Doobie Brothers 1971 - Originally called "Pud", San Jose's Doobie Brothers got their start from 2 original members getting introduced by one Skip Spence of Jefferson Airplane a...6 anni fa
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THE VEL-VETS - I GOT TO FIND ME SOMEBODY - (originally posted 11/10/09) When I originally wrote about this record (nearly ten years ago? WOW. Can't believe how time slips away), there was little...7 anni fa
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Lungo La Strada Ferrata - *Mi sono svegliato nella mia stanza d’albergo vicino la ferrovia* con la moquette sfilacciata e le tende bruciacchiate dalle sigarette; mi sono lavato, *...7 anni fa
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The Embrooks - We all have no problem in giving pride of place and any amount of kudos to albums that were made by vintage names from the 1960s and 1970s, and we often...7 anni fa
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HONEYBEAT! - Hello gang! When girl-pop kings Mick Patrick and Malcolm Baumgart compiled their first Here Come the Girls: British Girl Singers of the Sixties series, I d...8 anni fa
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Phoenix, AZ - Brandon McCarthy throwing heat We go to spring training every year, so of course when I have a chance I sneak away to all the record shops I can find. ...8 anni fa
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Flower Travellin' Band – Anywhere - Flower Travellin' Band – Anywhere Release date:October 21, 1970 Genre: Psychedelic Rock 'Anywhere' is the debut album by Japanese Rock group 'Flower Tra...9 anni fa
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CHIPS MOMAN 1937-2016 - COMING HOME - ROY ORBISON Coming Home Produced by Chips Moman in Memphis 1985 After I started writing The Chips Moman Story in early 2008, a controversial article a...9 anni fa
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Propietà privata (roba da spararsi nel palato) - Sopra, uno dei motivi principali per cui non voglio più sforzarmi in nulla ... Non c'è scampo per l'Italia. Il grado di ebetudine è stellare. Se non ci fos...9 anni fa
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John - Caro John, di anni ne sono passati davvero tanti, ma è ancora difficile rassegnarsi. Se ripenso a quel giorno vedo un adolescente con gli occhi lucidi, p...10 anni fa
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Dion - You're Not Alone (1971) - Dion is an American singer-songwriter, best known for his string of hits in the early 60s. *You're Not Alone* was Dion DiMucci's second album for the Warn...10 anni fa
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Consigli per ascolti trascorsi (riletture) - *Free - Tons of Sobs (1968)* *Il blues sepolcrale* Assieme a Spooky Two ecco forse il disco definitivo della Via Bianca al Blues, e siamo solo ad inizio...10 anni fa
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Una sarabanda infernale: la storia del primo calciatore di colore del campionato italiano - Siamo nell’ultima fase della Seconda Guerra Mondiale, in primavera l’Armata Rossa entrerà a Berlino con lo sfaldarsi delle divisioni fantasma del Volksstu...10 anni fa
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BLOODWYN PIG – “The Basement Tapes” - I Blodwyn Pig sono una band attiva a più riprese e con vari cambi di formazione, dalla fine degli anni sessanta a metà degli anni novanta. Il gruppo fu fon...10 anni fa
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1967 es ya memoria - Ya está. Se acabó. Como cantaban Los Módulos "Todo tiene su fin". Gracias por todo. Por su paciencia, su amabilidad...10 anni fa
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TYRNAROUND - Colour Your Mind - *TYRNAROUND - Colour Your Mind (Cleopatra Records 1986) 320K* *Ho venerato profondamente tanti gruppi australiani nei primi anni 80. * *Un posto di tutto...11 anni fa
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Velvet Elvis - s/t (Enigma, 1988) - Somewhere in an obscure corner at a Tidewater Virginia-area thrift store, a dusty copy of this modern rock shaving from BACK IN THE DAY (TM) is marked b...12 anni fa
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Erico Trau e le Stafii - Il Dramma di Roby - In Italia le statistiche dicono che ogni 36 ore una donna è uccisa per mano del marito o dell’ex marito, compagno o ex compagno, pretendente o spasimante...13 anni fa
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