E’ solo grazie a Jason Smith al la sua ottima fanzine prima (“Fantastic Expedition”) e alla sua etichetta discografica (Slipstream Records) che una ottima band come i Country Funk sono stati riscoperti anche dagli appassionati che li trascurati per anni.
Prima un ottimo numero di Fantastic Expedition dove venivano intervistati e veniva raccontata la storia della band, poi nel 2011 una ristampa (sulla etichetta Slipstream Records) del loro unico Lp con bonus track della band Adam, gruppo precedente ai Country Funk.
La storia della Band è comune a quella di centinaia di gruppi di fine anni sessanta e non solo.
Originari della zona di New York, Adam Taylor e Hal Paris si conoscono da ragazzini, il primo da “grande” forma gli Adam ed il secondo suona nei Millard Filmore String Quartet.
Quando le due band si sciolgono Paris, Taylor, Jeff Lockwood al basso e Verne Johnson prima e Joe Pfeiffer dopo alla batteria formano i Family.
Lockwood abbandona e nel 1968 con l’ingresso di Jimmy Lanham al basso nascono i Country Funk.
Dalla zona di Los Angeles dove erano residenti ritornano sulla East Coast, qui iniziano a suonare prima nella scena di Boston (di spalla ai Velvet Undergrand al Boston Tea Party diverse volte tra il maggio e l’agosto del 1969), e poi negli Ski Lodges delle montagne circostanti.
Attirano l’attenzione della Polydor che pubblica il loro primo album omonimo che - a dispetto di una copertina anonima e dire il vero bruttina e del nome della band abbastanza banale- è un grandissimo disco di West Coast country, rock in stile Flying Burrito Brothers, Buffalo Springfield, Gram Parson, hard rock e tocchi di soul e psychedelia.
Il livello compositivo dei brani è davvero ottimo, sicuramente superiore alla media, ed il disco è ben registrato
Same old Story: ottimi, brani, suonati benissimo, ma zero successo. Davvero una oscura gemma “semi-dimenticata”.
Il brano di apertura è una meraviglia, un intro folk acustico e poi beat e psychedelia in stile “Revolver” dei Fab Four che vanno alla grande. Il basso è stato campionato da Beck (immenso e geniale!) nel brano “Sissyneck” da “Odelay” del 1995.
“Phoebe” e “Really my Friend” sono due ottimi brani tardo beat con una linea melodica davvero eccellente, il secondo brano termina con una bellissima jam dove i Country Funk dimostrano le loro capacità tecniche, il secondo ha una ottima melodia vocale ed una chitarra hard beat.
Echi di Buffalo Springfield in “Not this time” r’n’b con un vocalizzo in stile Still che sembra uscito dai primi due dischi dei Buffalo.
Delizioso esempio di Country ballad con venature pop è "For me", mentre Country in stile secondo periodo Byrds per "A Way To Settle Down".
Nonostante la melodia vocale sia fondamentale in questo Lp, troviamo altri stili (sempre legati all’ area West Coast, Buffalo Springfield) dalla ballata con tanto di archi (bellissima!)" If I Find A Way (Song of Love), la ballad “sguaiata” “Comin’ on” e la bellissima proto power pop “Another Miss”.
Il brano di chiusura "Want" è un delizioso esempio di quanto la band amasse i Buffalo Sprinfield : mid-tempo con melodie vocali eccezionali, davvero un ottimo brano.
I Country Funk non durarono lungo, il disco non venne notato dal pubblico e ricevette poca attenzione anche dalla critica musicale, la band si sciolse qualche anno dopo, Paris, Taylor e Pfeiffer hanno continuato la carriera musicale. Taylor è scomparso qualche anno fa.
Tutti i brani sono composti da Taylor ed Adam, nella metà dei brani del disco suona alla batteria Verne Johnson, batterista da dal Settembre 1968 al marzo 1969, e dopo il gennaio del 1970.
I Country Funk sono un ottimo gruppo da riscoprire.
Foto della label dellamia copia di 2482-018 ,stampa originale UK
Country Funk -"A Part of Me" - (sample)
RCA Victor - LSP 4155 - 6/69
Wearin' That Loved On Look
Only The Strong Survive
I'll Hold You In My Heart (Till I Can Hold You In My Arms)
Foto della label della mia copia in vinile di LSP4155. Stampa originale con la label color orange
Elvis Presley - "Wearin' That Loved on Look" -(sample)
RSO Records - RS -1-3011 - 1/77
Home Run King
Lonely Saturday
In The Pines
Kansas City Southern
Give My Love To Marie
Sister Moon
Marylou
Hear The Wind
Past Addresses
Silent Crusade
The Freewhelin’ Groover torna ad occuparsi del grande Gene Clark, che in questa sede. come già detto, è adorato incondizionatamente.
Finita l’esperienza Byrds, Clark pubblica nel 1967 “Gene Clark With the Gosdin Brothers” disco meraviglioso che anticipa di qualche anno il country rock e dopo i due dischi in collaborazione con Doug Dillard (vedi post) , nel 1971 per la A&M dà alla luce uno dei dischi più belli di tutti i tempi : “White light” , conosciuto anche come “Gene Clark”
Per il mercato olandese nel 1973 (etichetta Ariola, sussidiaria della A&M) esce il bellissimo “Roadmaster” raccolta di outtakes con ospiti di eccezione (Clarence Carter, Spooner Oldham, Michael Clark), nel 1994 verrà ristampato anche per il mercato americano. Ad oggi viene considerato un album fondamentale e nella versione originale è molto ricercato da fans e collezionisti.
Nel 1974 passa alla Asylum e pubblica l’ambizioso “No other” , che viene stroncato sia dalla critica che dal pubblico.
Questo distrugge moralmente e anche fisicamente (la stroncatura di “No other” porterà ancora di più Clarke a perdersi nei fumi dell’ Alcool e delle droghe) Gene, che nonostante una pausa di tre anni non si riprenderà più dal fallimento di “No Other”.
“Two sides to every story”, uscito nel 1977 per l’etichetta RSO, è un disco che nasce e vive nell’ ombra della delusione di “No Other” e di uno dei periodi più “bui” della vita di Clarke (l’alcool, la separazione dalla moglie), il malessere si sente in tutti i solchi, ma nonostante questo è un ottimo disco con alcune song davvero memorabili. Nella lista infinita dei possibili nomi da dare a questo Blog, “Two sides to Every Story” occupava una posizione molto in alto.
Il disco non fu accolto benissimo - venne stroncato da Rolling Stone- pubblicato nel 1977 in piena esplosione punk e Discomusic per una etichetta che a fine settanta puntava molto alla disco più commerciale (era l’etichetta dei Bee Gees e della colonna sonora della “Febbre del sabato sera”), mostrava in copertina Clark con un barbone ed un vestito da Redneck, immagine oggi molto Hipster , ma che all’ epoca era lontanissima dai gusti del pubblico medio e dell’ appassionato di musica che aveva trovato nel punk il nuovo verbo .
Musicalmente pagava il dazio della produzione non adeguata di Thomas Jefferson Kaye (perfetta per “No Other” ma non per questo lavoro,) e alla scelta di alcuni brani non “adattissimi”. Il disco tornava al classico country folk rock, ed in parecchi punti raggiunge delle vette creative fantastiche.
Con Gene Clark troviamo tra gli altri Emmylou Harris, Sammy Creason alla batteria, Doug Dillard al banjo, Al Perkins (già con i Manassas ) alla Pedal Steel.
I primi tre brani sono tre song molto classic oriented, “Home run king” pezzo a metà tra country e rock song, la country song “Lonely saturday” ed una bellissima versione blue grass del traditional “In the pines”.
“Kansas City Southern” è un punto debole del disco, già presente in “Through the Morning, Through the Night “ di Dillard – Clark , è qui arrangiata e trattata come un rock’ n’ roll annacquato, davvero un passo falso.
Chiude il lato “Give my love to Marie” bellissima ballad in perfetto stile Clark , la voce di Gene qui è da brividi.
Il lato B contiene i brani migliori del disco, brani in cui le capacità compositive, gli arrangiamenti, i testi e la voce di Clark escono fuori alla grande.
Il lato B contiene 5 brani, la cover senza infamia e senza lode di “Marylou” – brano r’n’b di Otis Clay, e poi quattro ballad bellissime: “Past Address” e la lunga ed elaborata “Sister moon” con un bellissimo arrangiamento e i due capolavori la biografica ”Silent Crusade” che parla della sua dipendenza da droghe ed alcool e del suo stato a metà anni settanta:
Silently the truth speaks more loudly
Than what falls from my mouth
From its wind comes the light of inspiration
And the darkness of doubt
Situations, weigh the anchor once more.
Sail away
Infine la bellissima “Hear the Wind” ballata alternative folk country come la si definirebbe oggi.
Il disco come detto uscì in pieno fenomeno disco e punk e venne ovviamente trascurato, non fu seguito dagli appassionati di musica che si perdevano dietro punk e new wave e neanche dall’ ascoltatore medio che passava il tempo ad inseguire la disco music, anzi la parte più scontata della disco.
Questo fallimento rinchiuse ancora di più Clark nel suo mondo (fu il suo ultimo disco solista su major), pubblicò due dischi nel 1979 e nel 1980 con Hillman e Mcguinn, ma che torno a pubblicare un disco solista solo nel 1984 con “Firebyrd” su Takoma Records.
Nel 1987 insieme a Carla Olson (cantante e chitarrista dei Textones) pubblicò “So a Rebellius lover”. Morì nel 1991 devastato da una vita di eccessi.
Gene Clark : un genio.
Foto della label della mia copia in vinile di RS-1-3011, copia originale. I dischi di Gene Clark sono molto ricercati dai collezionisti e fan di Clark , su internet una copia originale di "Two sides to every story" ha una quotazione media di circa 50 dollari.
Gene Clark - "I hear the wind" (sample)
Dillard & Clark -The Fantastic Expedition of Dillard & Clark- A&M Records SP4158- 10/68
1.Out on The Side 2.She Darked the Sun 3.Don't come rollin' 4.Train leaves Here This Morning 5.With care from Someone 6.The Radio Song 7.Git It On Brother (Git In Line Brother) 8.In The Plan 9. Something's Wrong
Dillard & Clark - Throught Thr Morning Through The Night -10/69- A&M Records SP 4203 -8/69
1.No Longer A Sweetheart Of Mine 2.Thought the morning through the night 3.Rocky Top 4.So Sad 5.Corner Street Bar 6. I bowed my Head and cryed Holy 7.Kansas City Southern 8. Four Walls 9. Polly 10. Roll in my Sweet baby's arms 11.Don't let me Down
Ho un’adorazione incondizionata per Gene Clark. Lo ritengo uno dei pochi geni del mondo del Rock, adoro le sue canzoni, il suo modo di cantare, i suoi dischi solisti, i suoi lavori con i Byrds, (tra l’altro una delle mie band preferite), e i suoi due dischi e il suo progetto musicale con Doug Dillard.
Il fantastico viaggio di Gene & Doug ha origini nel 1966, quando dopo aver abbandonato Crosby e compagni (ufficialmente per la sua paura di volare) Harold Eugene Clark, autore di alcune delle pagine più belle dei Byrds (“I’ll feel a whole lot better”, “So you want to be a rock ‘n’ roll star”, “Eight miles high” solo per citarne alcune), si prende un periodo di riposo, in cui decide di “tornare indietro”, alla ricerca delle sue radici, al suono e allo stile della musica del Sud Rurale.
Un anno prima degli stessi Byrds, abbraccia il country e lo sposa con il rock, grazie al disco pubblicato con i Gosdin Brothers nel 1967, due fratelli musicisti country.
Inutile dire che il disco, inciso per la Columbia Records, è un piccolo capolavoro perduto.
Gene Clarke ha una personalità forte e dalle mille sfaccettature, introverso ed intimista nel songwriter, esagerato nel suo modo di vita (girava per Los Angeles a 150 km/h sulla sua Ferrari) e nell’ uso di alcool e droghe che lo porteranno prematuramente alla morte nel 1991 alla età di 47 anni; il tutto unito a un amore sviscerale per la musica, al fatto di considerarsi un musicista e non una rock star e purtroppo (o per fortuna) a un carattere difficilmente gestibile.
Queste sue caratteristiche lo portano nel 1968 ad incontrare un altro personaggio con la voglia di sperimentare qualcosa di nuovo : Doug Dillard banjoista del gruppo Country dei Dillards.
I due decidono di provare a miscelare Folk, Bluegrass, Rock e Pop, cosa che oggi sembra scontata e banale, ma che nel 1968 ebbe un impatto devastante e cambiò, possiamo dirlo, la storia del rock, cambiamento che avvenne anche (e soprattutto) grazie ai dischi dei Byrds e dei Flying Burrito Brothers dello stesso periodo; purtroppo il viaggio di Doug e Gene verrà "dimenticato" rispetto a dischi degli illustri colleghi e rivalutato, come al solito, soltanto anni dopo.
I due si chiudono in studio e grazie all’ aiuto di Chris Hillman (mandolino), ed il giovane Bernie Leadon (ex Hearts and Flowers e futuro Eagles) alla chitarra incidono “The Fantastic Expedition of Dillard & Clarke”
Il viaggio comincia in modo fantastico a partire dalla copertina (Gene e Doug seduti rispettivamente su una Harley Davidson e su un Sidecar pronti a partire per un nuovo “Viaggio”) ed il disco è semplicemente :S-T-U-P-E-N-D-O!!!
Un mix perfetto di: Folk, Bluegrass, country, rock pop, con il songwriting meraviglioso di Clark aiutato da Dillard e dal giovane Leadon.
Le capacità compositive di Clark si evidenziano in due brani meravigliosi “Out on the side” stupendo pezzo in puro stile Gene Clark : midtempo ed armoniosa con rimandi al country, e “Train leaves here this morning”, brano che diventerà un million seller nella versione degli Eagles del 1973.
“The Radio Song” è un capolavoro assoluto : melodica, con chitarre, banjo e mandolino che suonano insieme alla perfezione, ed una dimostrazione di quanto il mondo del rock, a volte, sia ingiusto : I R.E.M. hanno costruito una carriera sfruttando lo stile di “Radio Song”, mentre Gene Clark non ha raccolto neanche la metà di quello che gli sarebbe spettato.
Foto Della label della mia copia in vinile di AMLS939 versione originale inglese, il Box con i llogo e la tromba sulla sinistra e la label color marronne venne usata dalla A&M ,sia in USA che in UK ,dal 1964 a metà anni settanta
Dillard & Clark - "The Radio Song" - (Sample)
“She darked the Sun” è una ballata country, dolce e caratterizzata dal banjo di Dillard, "Don't come rollin' " è un bel talking blues countryzzato molto dylaniano.
Una melodia alla Beatles (personalmente mi ricorda “Eleanor Rigby) con venature folk inglese sottolineata dal banjo, dall' harpiscord e dall' armonica per “With care from someone” davvero fantastica.
"Something wrong" è un lento in stile Clark, una bellissima song quasi crepuscolare infine il classico di Lester Flatt “Git It on Brother (Git It in Line Brother)” è un trascinante bluegrass, con il banjo di Dillard che la fa da padrone.
L'Lp inciso per la A&M non vendette molto, ma fu una pietra miliare del nascente country rock.
I due proseguirono la loro collaborazione e l’anno successivo, nel 1969, uscì un secondo capitolo “Through the Morning, Through the Night”, sempre per la A&M records.
Il disco è un buon lavoro, ma non è al livello del precedente, probabilmente Clark in quel periodo viveva una fase di appannamento e le sue composizioni originali per il loro secondo disco furono solo quattro.
Inoltre Chris Hillman e Bernie Leadon, nel primo Lp disco veri e propri membri occulti della band, qui limitarono molto il loro contributo, anzi pare che l’inserimento della allora ragazza di Dillard, Donna Washburn, fece abbandonare il “Gruppo”a Bernie Leadon.
In compenso, come special pickers troviamo segnalati Pete Sneaky (maestro della Steel guitar) dei Flying Burrito Brothers e il solito Chris Hillman .
Nonostante un possibile caso di “Yokonoismo” il disco, come detto, è un bel lavoro anche grazie alla scelta delle cover che vengono suonate ed interpretate in modo eccezionale.
I brani scritti da Clark sono “Through the Morning, Through the Night” con piano e steel guitar di Sneaky Peters in evidenza in una song stupenda, coverizzata tra l'altro da Robert Plant e Alice Krauss in “Raising sand “del 2008, “Polly” (anche questo brano coverizzato da Plant e Krauss) lento stupendo da brividi, è il secondo brano di Gene Clark.
Gli altri due brani sono "Kansas City Southern" un bel country rock con un testo basato sulle sue storie da ragazzo del Missouri e la oldie "Corner Street bar".
Il resto dei pezzi è composto da cover, e vi sono delle interpretazioni da antologia, "So Sad" degli Everly Brothers su tutti : è bellissima e l'interpretazione vocale di Clark è superlativa.
Il lato bluegrass - country del duo è qui rimarcato dalle ottime versioni di "No Longer Sweetheart of Mine", dal superclassico di Carl Monroe (e uno dei miei brani country preferiti) "Roll in my Sweet baby's Arm" dal brano cantato da Donna Washburn "Rocky Top" e dal traditional "I bowed My head and cried Holy".
"Four walls" è un ottimo blues country e il disco si chiude con una bellissima versione di "Don't Let me Down"dei Fab Four (versione che ritengo seconda solo alla inarrivabile cover di Fraser & Debolt http://thefreewheelingroover.blogspot.it/2013/02/fraser-debolt-with-ian-guenther.html).
Foto della label della mia copia in vinile di SP4203, probabile stampa di fine anni settanta-inizio anni ottanta, la label biancastra con il logo A&M sfuato è stata usata da metà anni settanta fino a metà anni ottanta
Dillard & Clark -"So Sad" -(sample)
Ovviamente il disco ebbe poco successo, ma Clark aveva già in mente nuove esperienze, e i due si separarono. Gene iniziò una carriera solista che vide la pubblicazione di alcuni veri e propri capolavori ("White light"1971, "No Other" 1974, "Two Side from Every Story" 1977), Doug continuò brevemente con la Doug Dillard Expedition per riprendere poi a suonare per tutti i gli anni settanta country e Bluegrass, ma queste sono altre storie che forse un giorno troveranno spazio in questo Blog.
Come detto Clark morì nel 1991, Dillard nel 2012, il loro fantastico viaggio rimarrà sempre vivo.
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